Articolo di La Repubblica - 09 febbraio 2001 pagina 10 sezione: NAPOLI
"Jodorowsky choc"
È arrivato l'Imbroglione sacro. La "notizia", come si dice in gergo di giornale, è che ieri Alejandro Jodorowsky - regista, fumettista, romanziere e ora medico dell' immaginazione, oltre che lettore di tarocchi a Parigi, surrealista mistico e "realista magico" - era seduto dietro una cattedra di università a far lezione di sogno e di fantasia.
Mattinata di conferenze, prima nella facoltà di Architettura, poi nell' aula magna di Lettere a via Porta di Massa, da dove il "ciarlatano trascendentale»"ha fatto una dichiarazione shock: "L' Università dovrebbe fornirvi un buon maestro che faccia fare ai giovani esperienza di una droga come i funghi. Non l' eroina che distrugge, né la cocaina che fa esagerare con l' ego, ma gli allucinogeni. Non dev'essere una festa, ma un' iniziazione". E ha candidamente dichiarato di essersi rivolto, mentre girava il suo film La montagna sacra, a un "istruttore" che lo iniziasse all'Lsd. Amato Lamberti presidente della Provincia, Rachele Furfaro assessore all' Identità e Laura Angiulli della Galleria Toledo hanno presentato l' ospite, che ha già "invaso" Napoli l' altra sera al caffèlibreria Lontano da dove di piazza Dante.
Il teatro di via Concezione a Montecalvario ospiterà il ritorno al palcoscenico dell' autore che ha segnato la storia delle avanguardie sudamericane, anticipando la diffusione delle culture multietniche (è un ebreoucraino di origine, nato in Cile ai confini con la Bolivia, cacciato dal Messico per attività antigovernativa e approdato a Parigi, dove vive). Opera panica, che vede in scena l'intera famiglia Jodorowsky ("lavorare con i miei parenti è un modo per vederci"), sarà rappresentato fino a domenica, dopo la prima nazionale di stasera (21,30). Il titolo fa riferimento al movimento "Panico", l' idea postsurrealista sposata da Jodorowsky e altri due grandi "anarchici" della cultura del suo tempo, Topor e Arrabal. Per il cileno multietnico la cultura ufficiale è deprecabile ma non ha confini.
Dopo aver concepito la sua teoria negli anni '60, nel '70 si mette dietro la macchina da presa e gira una serie di lungometraggi. Su questo gli studenti di Lettere lo hanno interrogato: "Lei è stato accusato di aver sperperato i soldi delle produzioni". "È vero - ha risposto Jodorowsky - come mi sento ora? Non lo so, all' epoca non avevo uno specchio. Non mi vivo, non sono un romanzo con la vita divisa in capitoli".
Da qualche anno il regista di El topo, Santa Sangre e del progetto mancato di Dune tratto dalla saga fantascientifica di Herbert (il film viene girato più tardi da Lynch a costi più accessibili; quello progettato da Jodorowsky viene reputato irrealizzabile: Salvador Dalì che dovrebbe interpretarlo chiede 100 mila dollari all' ora), si cimenta nei fumetti: con Moebius scrive la saga dell'Incal (tavole in mostra in facoltà di Architettura). In questa veste, gli studenti di Lettere lo conoscono meglio. Gli chiedono se ha paura della morte. "La paura è buona, necessaria".
La sua dimensione migliore la mostra nei racconti: un po' storielle di stampo chassid, un po' sciamanico alla Castaneda, un po' Pennac tropicale. E raccomanda a tutti di non temere la vecchiaia: «"nteriormente non cambia niente". Per forza, a 72 anni, tutti vorrebbero essere Jodorowsky. (di Stella Cervasio)






