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"Non inizia, non finisce, accade da tempi immemorabili, continuerà finché ci saranno degli esseri umani: è il mistero del teatro. Tragedia, dramma, commedia, effimero, performance, cerimonia religiosa, rito iniziatico, possessione sciamanica, atto di psicologia, rituale sadomasochista e molte altre manifestazioni in cui coloro che recitano diventano altro. Questa fuga dalla prigione dell'io è sempre, in qualche modo, la ricerca dell'immortalità, dato che il personaggio incarnato-essendo di natura prettamente spirituale-è un'entità liberata dall'estinzione. Interpretare Amleto o ricevere il potente Ogù in trance voodoo significa impregnarsi di un essere immaginario che, saltando di attore in attore, vince la morte. Noi stessi, rinchiusi all'interno di un ego terribilmente mortale forgiato dalla famiglia, dalla società e dalla cultura, sappiamo che siamo recitando, che non siamo quello che siamo ma quello che gli altri vogliono che siamo; sappiamo che la limitata personalità che in stato di veglia brandiamo come una maschera, quando dormiamo si dissolve come una nuvola. Dubito che esista una persona completamente soddisfatta di questo travestimento. Tutti sogniamo di essere qualcosa di più. La soddisfazione essenziale esiste solo in coloro che raggiungono l'illuminazione. Questo desiderio di essere qualcos'altro si incarna nel teatro; teatro che-quando si toglie dal suo limite e si estende come un balsamo ad ogni attività istrionica, sacra o profana che sia-ci offre l'opportunità di uscire da "noi stessi" per scoprire le molteplici possibilità dell'essere essenziale. Dopo molte esperienze sceniche, per me era diventato vitale conseguire un teatro che non fosse esibizionista-narcisista, quanto piuttosto un confronto con me stesso.Spettacoli che mi facessero affrontare il mio vuoto. Mi sentivo fuori da tutto, completamente in superficie, lontano, in cerca di un senso per la maschera che ero. In nessun modo una sfera il cui centro è in ciascuna delle parti e la superficie nessuna, ma una sfera dove la superficie è in ogni parte ed il centro in nessuna". (Estratto da Tutto il Teatro di A.Jodorowsky)
L'opera teatrale completa di Alejandro Jodorowsky, dagli anni '50 e dai primi mimodrammi (che hanno reso celebre Marcel Marceau, col quale Jodorowsky ha lavorato dal 1955 al 1960) passa attraverso l'esperienza surrealista, l'effimero panico e l'avanguardia messicana, fino ad arrivare ai giorni nostri.
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La Fantasma che soffre il solletico (farsa iniziatica): 1948.
È un'opera di burattini, per bambini, che non fu scritta ma si improvvisò di fronte al pubblico. All'inizio diedi al mio collaboratore Eduardo Matthei uno schema di alcune brevi righe. (continua)
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La Principessa Ragno(ripugnante operetta surreale per bambini mutanti): 1958.
Il surrealismo è qualcosa di più che un'arte, è uno stato dello spirito, è una manifestazione dell'inconscio, è un linguaggio millenario, è la voce dell'abisso..... Il surrealismo continuerà a esistere anche se spariranno tutti libri, anche se una bomba cancellerà la cultura umana; sulla parete di una caverna,uno dei nostri discendenti, allo stato di barbarie postatomica, prenderà un tizzone e farà un disegno surreale... (André Breton) (continua)
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Muro di ferro (poema sonoro per cinque attori e un robot): 1961
A Città del Messico, dopo aver rappresentato un gran numero di spettacoli sempre a partire da opere scritte, mi proposi di creare qualcosa prendendo come punto di partenza qualunque cosa che non fosse un accumulo di parole. (continua)
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Il gioco che tutti giochiamo (tragedia transazionale): 1970
Cercando di andare più lontano ancora nelle mie ricerche sperimentali, quello stesso anno realizzai un adattamento di Games People Play, il libro fondatore dell’analisi transazionale scritto dallo psichiatra Eric Berne, unitamente ad Ascolta, piccolo uomo di Wilhelm Reich.(continua)
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Il Sogno senza fine (dramma sublime): 1971.
È ispirato al sogno di August Strindberg. Lo scrittore svedese spezza la continuità del racconto ed incorpora il linguaggio dei sogni, in cui gli spazi e i tempi si mescolano, attraversati da personaggi le cui identità si incrociano[...] (continua)
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Opera panica (cabaret tragico): 2001.
Discende direttamente dai dialoghi dei pagliacci che ebbi l'opportunità di vedere nei poveri circhi del mio paese natale, il Cile. Quei piccoli tendoni, generosamente rattoppati, non possedevano né grandi acrobati né animali spettacolari. (continua)
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Il Mini-bar (tragedia panica): 2003
Il giorno in cui gli Stati Uniti invasero l'Iraq mi rinchiusi scandalizzato nel mio studio e lessi, fino all'alba del giorno dopo, due interi libri: Atlante fuggitivo scritto dall'alchimista Michael Mayer nel 1617 e...(continua)
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L'Ipermercato (paporreta infame): 2004
Non avrei scritto L'Ipermercato se a vent'anni, al teatro Municipoal di Santiago del Cile, non avessi visto una straordinaria rappresentazione dei Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello. (continua)
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Ali di Mosca (monologo surreale): 2007
Il tema di una animale che vuole trasformarsi in uomo mi sedusse a tal punto che mi proposi di presentare il caso di una mosca che si arrampica per i diversi livelli sociali fino a trionfare nel mondo umano. (continua)
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Il Gorilla: 1964
Nasce dal racconto di Kafka Relazione per un’accademia. In esso una scimmia impara a parlare e penetra nella società umana, imitando la vita di un uomo “normale”.(continua)
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Zaratustra: 1970
È un tentativo di teatralizzazione del libro Così parlò Zaratustra di Friedrich Nietzsche. Al filosofo tedesco devo il contenuto del primo atto. (continua)
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Pedrolino (mimodramma-danza): 1988.
È un mimodramma - teatro senza parole - che il mimo Marcel Marceau mi chiese di scrivere per la sua compagnia. (continua)
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La Scuola dei ventriloqui (commedia assurda): 2002
Se avessi diretto La scuola dei buffoni (1953) di Michel de Ghelderode, chissà, forse non avrei mai immaginato La scuola dei ventriloqui. (continua)
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Le Tre vecchie (melodramma grottesco): 2003
Nelle Serve di Jean Genet evolvono sulla scena solo delle donne che si abbandonano a delle virulente relazioni. L'autore diceva: "Se il teatro è uno specchio della vita, devo usare un linguagio volgare perché è quello che si usa nella realtà". (continua)
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Sangue Reale (dramma antico): 2007
Ad otto anni, più o meno, lessi nella collana Biblioteca Araluce, stampata in Spagna, un libro intitolato Storie di Shakespeare, costituito da dei riassunti in prosa - pre giovani lettori - di varie opere del famoso drammaturgo. (continua)
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Alla fine di un lungo peregrinare dal Messico, agli Stati Uniti, all'Europa, Jodorowsky approda a Parigi dove, mentre frequenta i corsi di mimo tenuti da Marcel Marceau, incontra nel 1960 due spiriti affini al suo: lo spagnolo Fernando Arrabal e il franco-polacco Roland Topor. (continua)
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Melodramma sacramentale: 1965
Avendo messo in scena l'opera di Fernando Arrabal Fando e Lis, stabilii con lui un contatto a partire dal quale, anche attraverso delle appassionate lettere, decidemmo di fondare il Gruppo Panico. Nel 1965 decisi di andare a Parigi a realizzare, insieme ad Arrabal e Topor, un effimero...(continua)
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Il guardone convertito (tragedia panica): 1971
[...]Mi proposi di scrivere delle opere teatrali che incorporassero tutti gli elementi scenici tradizionali più i materiali e le azioni irripetibili dell'effimero.(continua)
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In Messico ho avuto un'intensa vita teatrale. Nell'arco di dieci anni ho diretto circa cento spettacoli. Tra gli autori che ho fatto conoscere figurano Eugène Ionesco, Samuel Beckett, Jean Tardieu, Fernando Arrabal, August Strindberg, Michel de Ghelderode, Leonora Carrington e tanti altri...(continua)
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Il tunnel che si mangia per la coda: 1970
[...]Mi proposi di scrivere delle opere teatrali che incorporassero tutti gli elementi scenici tradizionali più i materiali e le azioni irripetibili dell'effimero.(continua)
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